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martedì 10 giugno 2014

Incontri notturni - racconto nonsense





-“Hei piccolo, cosa ci fai fuori a quest’ora?”
Era uscita di casa intorno alle nove di sera. Teneva in mano uno scatolone di carta, con una banda blu sul lato lungo. Dentro c’era un po’ di tutto: quotidiani, riviste, cartoni vuoti, fogli. Una settimana di spazzatura in parole povere. E lei stava andando a buttarla via.
Attraversò il vialetto del condominio; con un piede spinse il cancello già aperto, e lo richiuse una volta uscita. Non voleva impiegarci troppo tempo per due semplici motivi. Il primo si chiamava “E.T.”, lo trasmettevano in televisione alle 21.10. Il secondo era che andare in giro a quell’ora da soli poteva essere pericoloso. Non puoi mai sapere che incontri farai di notte.
Procedette a passo svelto per la via buia, illuminata da pochi lampioni. Uno era spento, uno andava a intermittenza. Attorno agli altri si radunava un nugolo di moscerini o altre bestioline simili.
Girò l’angolo a sinistra, costeggiando un muro di pietra. Qua e là fuoriuscivano ciuffi d’erba dalle fessure fra i mattoni. C’era anche un po’ di muschio.
Un rumore, uno stridio.
Le parve di sentire qualcosa dietro di lei. Forse era solo un gatto.
Proseguì velocemente, ancor più desiderosa di tornare a casa presto. Stava quasi per iniziare il film. E si sa com’è la programmazione, che alla fine dei conti i programmi iniziano sempre prima o sempre dopo. E poi quel rumore l’aveva un po’ spaventata. In seguito non lo avrebbe ammesso. Ma in quel momento, con quelle condizioni, era intimorita dall’idea di non potersi difendere se non con uno scatolone di carta. E allora il suo assalitore le avrebbe detto “ti piace vincere facile” e poi l’avrebbe uccisa.
E come al solito si stava riempiendo la testa di paranoie inutili.
Nel frattempo era giunta alla piazzola di cemento dove si trovavano le campane dei rifiuti. Si diresse verso quella della carta. Il rumore dietro di lei si stava avvicinando, anche se strideva un po’ meno. Decise di non gettare lo scatolone, non prima di aver visto cosa effettivamente c’era dietro di lei. Si voltò lentamente, e trasalì. Poi rise e si liberò della spazzatura.
Rise anche se, in effetti, non c’era nulla da ridere.
La cosa, o meglio, la persona che tanto l’aveva spaventata, era un bambino. Spingeva un carrello per la spesa arrugginito. Dentro poté vedere una gabbietta per animali. E infatti, teneva chiuso un gatto bianco. Lo sentì miagolare, e quando si avvicinò notò che gli mancava un orecchio.
“Questa è la serata delle assurdità”- pensò.
Poi si concentrò sul bambino; indossava dei pantaloni corti e una canottiera bianca. Era cicciottello e basso, non doveva avere più di otto anni. Spingeva il carrello lentamente, concentrato su quel gesto. Guardava avanti e sembrava non dare importanza a nulla, tranne che al suo, per così dire, “lavoro”.
Perché mai un bambino dovrebbe girare con un carrello e un gatto alle nove di sera? Quella situazione era piuttosto comica, vista in tv o letta in un libro. E infatti lei aveva riso. Peccato che quella era la realtà, e non un film o una storia, e in tal caso non c’era nulla di divertente.
Chiamò piano il bambino, non voleva spaventarlo.
-“Hei piccolo, cosa ci fai fuori a quest’ora?”
Quello sembrava non avere sentito, e proseguì per la sua strada.
La donna lo seguì, ora incuriosita da quel comportamento bizzarro.
-“E’ pericoloso girare da soli di notte. Ti sei perso?”
Nessuna risposta.
-“Vuoi che provi a chiamare la tua mamma?”
Non si voltava neppure. Sembrava non darle retta. Andò avanti per qualche metro, quindi svoltò a destra; la donna con lui. Si ritrovarono davanti a uno spazio verde.
Per quanto si sforzasse di ricordare, non sapeva dell’esistenza di quel parco. Eppure abitava lì da una vita. Non c’erano aree verdi in quel luogo. “Ma che diamine succede?” pensò, e si fermò.
Il bambino invece proseguì, spingendo il carrello nell’erba. Dopo una decina di metri si arrestò anche lui. Lasciò andare il carrello, e prese la gabbietta per animali che vi era all’interno. La posò sul prato e la aprì. Il gatto balzò fuori per andare in grembo al bambino; il piccolo lo accarezzo per un po’.
La donna ammirava la scena in disparte, non capendo bene cosa il bambino stesse facendo.
Il motivo principale era che le stava voltando le spalle, e poi il buio non facilitava certo le cose.
All’improvviso il piccolo si girò, lascio scendere il gatto e rivolse la sua attenzione alla gabbietta.
Vi girò intorno un paio di volte, e poi vi entrò dentro.
“Che diavolo…”- sussurrò stupita la donna, ma fu interrotta da un lampo bianco. Aveva squarciato il cielo e in pochi secondi aveva colpito la gabbietta per animali. Col bambino dentro. Col bambino dentro!
Il suo primo pensiero fu di correre in avanti, prendere il piccolo e portarlo via. Poi con più calma rifletté un attimo e capì che era impossibile. Era scomparso, con la gabbietta e il lampo.
Rimanevano solo il carrello e il gatto bianco, che ora si stava sfregando l’unico orecchio.
-“Dovrebbero farci un film su questa roba”- pensò interdetta la donna.
Quindi si voltò e tornò indietro per la sua strada. Era ormai arrivata alla piazzola dei rifiuti, che un pensiero fulmineo le attraversò la mente. “Qui non ci sono parchi. Ne sono sicura”.
Con una corsa fu di nuovo dov’era un minuto prima.
Solo che non c’era nessun parco.
La strada era chiusa, c’era un muro. E contro il muro un carrello arrugginito. E di fianco al carrello un gatto bianco che ora si grattava un orecchio, ora si avvicinava alla donna. Si strusciò contro la sua gamba, girandole attorno per un po’ come a voler attirare la sua attenzione. Ma lei osservava il muro, che da quando aveva memoria era sempre stato lì.
“Mi ha detto di dirti che non ha una mamma”.
“Co… come?”- balbettò la donna.
-“La prossima volta ti risponderà, gli ho detto che non è educato fare finta di non sentire”
Guardò il gatto. Sembrava sorridere.
-“Vai adesso, E.T. è già iniziato”
Che stava succedendo? Un gatto parlante? Quando diamine era diventata Alice nel paese delle meraviglie? Rimase basita.
E’ questo che succede a portar fuori la carta di sera?
La prossima volta ci avrebbe mandato il marito.




Racconto nonsense di Chiara