domenica 2 marzo 2014
L'uomo nero - racconto noir
-"Passami da bere"- sbuffò il vecchio col sigaro in bocca. Nel locale aleggiava una nube di fumo irrespirabile, un misto tra sigarette e toscani. Era piuttosto buio. L'unica fonte di luce era un neon sopra il bancone, che andava a intermittenza. Ai clienti non dispiaceva quella penombra: erano per lo più anziani, e detestavano la troppa luce.
-"Il solito?"- chiese l'uomo dietro al bancone. Si chiamava Pietro, aveva una sessantina d'anni mal portati. Era il proprietario del bar, e conosceva tutto di ogni singolo cliente. Alla fine erano sempre i soliti quattro gatti, e talvolta non pagavano neppure. Come facesse Pietro a tirare avanti quella baracca era un mistero per tutti.
-"No, oggi voglio un bicchierino di vodka."- tossì il vecchio -"Dopo vent'anni di caffè posso sgarrare...".
Pietro lo guardò storto -"Giacomo..."
-"Avanti, non fare sempre il guastafeste. Dammi sta vodka."
Il barista guardò il vecchio, e quindi un bambino che giocava a terra con un trenino di legno.
-"Siamo venuti a piedi, sant'iddio... Diglielo Stefano."
Il bambino alzò un attimo gli occhi verso il bancone. -"Ha ragione il nonno..."- sussurrò, poi riprese a giocare. Aveva 8 anni, ed era piuttosto sveglio. Non amava particolarmente parlare, si rifugiava nel silenzio e stava tranquillo per delle ore. Osservava tutto quello che succedeva, attento ad ogni minimo cambiamento. D'improvviso gli venne un'idea. Tirò la manica al vecchio, si alzò in piedi e gli sussurrò qualcosa.
-"Pietro, hai mica un foglio e una biro? Mio nipote vuole disegnare."
Il bambino si sedette al bancone, aiutato dal nonno, e iniziò a disegnare. Una persona seduta a un tavolo. La colorò di nero, lasciando due buchi bianchi che dovevano essere gli occhi. Poi iniziò a colorare anche lo sfondo.
-"Perché l'hai fatto nero?"- chiese il vecchio.
-"Perché è una persona cattiva."
-"E cos'ha fatto di tanto cattivo?"
-"Non lo so ancora."
Giacomo scosse la testa, poi si concentrò sul suo bicchierino di vodka e la mandò giù proprio mentre si apriva la porta. Una ventata d'aria fredda invase il locale. Fuori aveva iniziato a piovere forte, ogni tanto si sentiva qualche tuono.
-"Non so come pensi di tornare a casa, Giacomo!"- ridacchiò un signore seduto lì vicino.
-"Taci Baffo. Non ho chiesto il tuo parere."- sbuffò il vecchio, che nel frattempo aveva ripreso a fumare il sigaro. Ogni tanto tossiva.
Passarono alcuni minuti prima che i presenti si accorgessero che, ad un tavolo vicino alla porta, stava seduto un uomo. Nella penombra non era ben visibile, ma indossava un cappotto nero. Il primo a notarlo fu Stefano. -"Nonno, posso andare dietro al bancone?"- disse. Il vecchio annuì, non capendo il perché. Ormai era abituato alle strane richieste del nipote, ma si fidava di lui. Il bambino corse subito da Pietro. Vedeva appena al di là del vecchio legno, ma fissava intensamente l'uomo seduto al buio.
-"Mi scusi... desidera?"- disse il barista. Nessuna risposta. Si mosse verso di lui, e ripetè la domanda, ma l'uomo lo interruppe.
-"Stia zitto. Torni dietro al bancone, veloce."
-"Devo chiederle di uscire..."
-"Qui ad uscire sarà lei, se non mi ascolta."
Pietro indietreggio, e ritornò al suo posto tra liquori e vecchi vini. Si abbassò, vicino a Stefano, e gli sussurrò di non avere paura, non sarebbe successo niente. Il bambino continuava a fissare l'uomo vestito di nero.
-"Giacomo!"- esclamò l'uomo sedendosi vicino al vecchio -"Da quanto tempo!"
-"Raffaele."- ridacchiò -"Mi stupisce la tua presenza qui."
-"Sono venuto per te."- disse.
-"Non ho idea di cosa tu voglia, ma faresti bene a lasciarmi in pace".
-"Sai benissimo perché sono qui."
-"Ti ho detto che non ne ho idea."
-"Ti ricordi di Giovanna? Mia moglie. E' scomparsa due mesi fa. Mi hanno detto che è morta"
-"Mi dispiace, ma non capisco il nesso."
-"Faresti bene a capirlo, allora!"- gridò, estraendo una pistola dalla tasca. La puntò alla testa del vecchio. -"Faccia girare il bambino, veloce!"- si rivolse a Pietro. Il barista pregava silenziosamente, gli tremavano le mani. Sussurrò a Stefano di voltarsi, ma il bambino continuava a fissare l'uomo. -"Per favore, Stefano... girati, ti prego. Se ti giri non succederà niente, se ti giri andrà tutto bene..."
Giacomo rideva, col sigaro in bocca. -"Dai, sparami. Su, non attendevo altro!"
-"Prima voglio sapere dove la tieni nascosta. So che non è morta, non sono un fesso."
-"Hai detto poco fa che è scomparsa, cercala!"
-"Non mi provocare, ho visto le vostre lettere. So del vostro amore, so tutta la storia, so che non è morta. Adesso voglio solo che tu mi dica dov'è nascosta, così potrò andare ad ammazzare anche lei. Se collabori forse ti risparmierò."
-"Hai detto forse. Non sono uno scemo, Raffaele. Forza, sparami!"
-"Te lo chiedo per l'ultima volta, dimmi dov'è. Dimmelo o sparo al bambino."
-"Lascialo stare, lui non c'entra."
L'uomo guardò Stefano, che ancora lo stava fissando da dietro il bancone. Gli sorrise. -"Ciao."- disse -"Tuo nonno non vuole parlare. Hai visto che cattivo?" - Pietro lì vicino, era accovacciato a terra e piangeva. Sussurrava al bambino di nascondersi, ma lui era impassibile.
-"Basta, ti dirò dov'è! Vai nel quartiere nuovo, dove c'è la palazzina rossa. Entra e chiedi di Sabrina, ti daranno le chiavi, la troverai nell'appartamento."
-"Perfetto, sapevo che avresti collaborato."- disse l'uomo. Abbassò la pistola, si alzò e si allontanò dal vecchio.
-"Senti, ti dirò una cosa..."- esclamò Giacomo, mentre l'uomo stava per uscire.
-"Taci, per l'amor di Dio!"- gridò Pietro, alzatosi all'improvviso.
-"Tua moglie, Giovanna... tu dici di sapere tutto, ma non sai perché mi ha chiesto di aiutarla..."- continuò ridacchiando -"Era stufa di un cretino come te, e poi..."- non fece in tempo a terminare la frase che l'uomo sparò. La pallottola colpì il vecchio al collo. La testa ricadde sul bancone schizzando sangue. Presto un lago rosso si formò sul vecchio legno, a pochi centimetri da Stefano. Il bambino aveva le mani sporche di sangue, ma restava immobile. Guardò il nonno, aveva un sorriso beffardo sulla vecchia faccia. L'uomo gli aveva sparato perché non voleva ascoltarlo, non voleva sentirsi dire la verità. Riprese a guardarlo, era fermo sulla porta semiaperta. Entrava un'aria gelida, la pioggia bagnava il pavimento. La pistola a terra. Il bambino, senza distogliere lo sguardo, lasciò un'impronta rossa sul suo disegno, vicino all'uomo nero. Si spense il neon. Erano al buio. Stefano parlò.
-"Tu sei una persona cattiva."
Racconto noir di Chiara
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