
Cammino velocemente lungo il sentiero sterrato che porta al lago, o almeno ci provo.
Per tutta la settimana è piovuto, acqua su acqua. L'aria umida grava sugli alberi, sui cespugli, sui fiori piegati e spezzati. La terra bagnata diffonde un odore dolciastro.
Il fango rende ogni passo un'agonia. Gli stivali vi sprofondano e ne escono a fatica con uno swosh snervante. Ad ogni passo.
Ad ogni singolo, stupido passo.
Ai lati del sentiero, l'erba alta nasconde Dio solo sa cosa. Gocce d'acqua sono ancora impigliate negli steli fitti e sottili. Cercano di scendere, si lasciano scivolare sulle foglie e restano sospese per un po', come a pensare "vado giù o no?". Come se fosse possibile che l'acqua pensi. Chissà cosa avrebbe da dire di tanto importante.
Ora sto andando verso il lago, manca ancora un po'. Ho il cuore in gola, non ne posso più. Vorrei tornare indietro, ma ho fatto troppa fatica ad arrivare fin qui. Ancora un sforzo.
Mi appoggio a un albero per respirare. E' uno di quelli con i rami che si piegano. Non ne ricordo il nome, Dio! Più ci penso, meno lo rammento. Pazienza, tra un po' mi tornerà in mente, quando non mi interesserà già più.
Riprendo a camminare.
Non c'è più fango, dove sono ora. La terra è scura e bagnata, e man mano che proseguo la vedo sempre meno. L'erba sta nascondendo il sentiero, tra qualche passo sparirà del tutto. Ad ogni modo vedo il lago, non c'è il rischio che mi perda. Ancora un po' e ci sono. Un ultimo sforzo.
Ora scorgo un albero strano. Non è come quello di prima, non credo di aver mai visto un albero del genere. Non credo neanche che sia l'ambiente adatto per quel genere di pianta. Però è bellissima. E' enorme, ha il tronco scuro e dei fiori rosa.
Si alza un po' di vento.
Alcuni fiorellini si staccano dai rami e volteggiano nell'aria, poi cadono a terra. Resto a guardarli per un po', come incantato da quello spettacolo. Uno vola verso di me, si posa sulla mia spalla. Lo prendo, lo annuso. Non profuma, ma mi piace. Ha un bel colore. Lo metto in tasca, e proseguo. Ormai sono in riva al lago, l'erba si sfoltisce e ritorna semplice terra, rimane qualche ciuffo verde qua e là.
Mi avvicino piano all'acqua, trattenendo il fiato. Ho paura di inquinare l'aria respirando. E' così pulita, profuma di fresco. Il vento mi scompiglia lievemente i capelli.
Mi tolgo le scarpe. Arrotolo i pantaloni fino a metà polpaccio e bagno i piedi nel lago. L'acqua è fredda. Faccio ancora qualche passo. Inspiro, riempio i polmoni di questa atmosfera fin che posso. Chiudo gli occhi, e mi torna in mente l'estate di tre anni fa. Non voglio pensarci. Apro gli occhi per scacciare dalla mente quell'immagine.
Il mio cuore si ferma per un attimo. O forse l'ho semplicemente immaginato.
Una bambina.
Vedo una bambina.
Ha cinque anni, quasi sei. Ne sono sicuro.
Lunghi capelli neri le ricadono sulle spalle, incorniciando il viso diafano. Mi guarda con due occhi azzurri, di ghiaccio.
Non è vera.
Non può essere vera.
Mi avvicino a lei. Non mi importa se l'acqua mi arriva al ginocchio, non mi importa se ora ho i pantaloni bagnati. Non mi importa che il lago sia freddo. Non me ne accorgo quasi più.
Ora sono a un passo dalla bambina: mi guarda dolcemente. Mi ricorda tanto quell'albero rosa.
La bambina sembra percepire i miei pensieri, sorride lievemente. Un movimento quasi impercettibile, ma io lo noto. Mio malgrado, conosco tutto di quel volto. Accenno un sorriso di risposta.
Metto la mano in tasca, non so perché. Sento i petali morbidi di quel fiore rosa. Lo tiro fuori dalla tasca, lo rigiro un po', lo porgo alla bambina.
La mia mano trema leggermente, ho paura di far cadere il fiore. Ho paura che la bambina non lo prenda. Mi sembra un gesto tanto sciocco, ma ho paura di fallire.
Avvicina le sue piccole dita al mio palmo, prende il fiore delicatamente. Non sento il suo tocco. Vedo la sua pelle sempre più chiara, quasi evanescente. Scompare.
Credo di aver immaginato tutto.
Metto la mano in tasca, questa volta so il perché. Non sento il fiore, è sparito come la bambina. E' sparito con la bambina. La mia bambina.
Mi giro. Vedo la terra bagnata che più lontano diventa erba. Manca qualcosa. So cosa. Non voglio dirlo, non voglio neanche pensarci. E' scomparso anche lui, Dio mio. Sono convinto di stare impazzendo, ma ormai non importa. Il meraviglioso albero dai fiori rosa.
L'altra pianta, quella maledetta pianta di cui non ricordo il nome, è ancora al suo posto.
Cala il vento.
Chiudo gli occhi.
Inspiro, riempio i polmoni più che posso.
Mi getto all'indietro nell'acqua.
Butto fuori tutta l'aria, che sale sotto forma di grandi bolle in superficie.
Tocco il fondo con la schiena, sdraiato sotto mezzo metro d'acqua.
Apro gli occhi, mi bruciano un po'. L'acqua è abbastanza limpida perché possa vedere il cielo plumbeo. Grava su di me, sul lago. Sembra opprimermi.
Chiudo gli occhi.
Salice piangente.
Sorrido.
Racconto fantastico di Chiara.
Oddio è stupendo *_*
RispondiEliminaI tuoi racconti mi lasciano sempre a bocca aperta, complimenti! ♥
Grazie, i tuoi commenti mi fanno sempre piacere ♥
EliminaODDIO CHIARA HO PIANTO. HO. PIANTO. IO.
RispondiEliminaNo, seriamente, come. diavolo. fai.
Specialmente, ho pianto quando hai scritto in corsivo "la mia bambina".
PIANGO E BASTA.
Chiara, sei BRAVISSIMISSIMA *^*
Vale, grazie *^*
EliminaSi beh, le scritte in corsivo mi fanno sempre un grande effetto... quindi, perché non utilizzarle?! Hahaha, comunque, aspetto sempre il seguito dei tuoi racconti! ♥
Wow! Ma è fantastico! Ti seguo da poco e già mi piacciono i tuoi racconti! Spero che ne scriverai altri :)
RispondiEliminaGrazie dei complimenti :)
EliminaSpero proprio tu continui a seguirmi (se ti può interessare, unisciti ai lettori fissi), senz'altro continuerò a postare!