domenica 7 aprile 2013

L'altra parte di me - Prima parte



Mi svegliai. Era una mattina di settembre. Luminosa, calda, pronta ad accogliermi al meglio. Avrei iniziato l’ultimo anno di superiori. Poi la maturità. La sentivo sempre più vicina. Ma quella mattina, alle cinque meno un quarto, non era così. Non avevo dormito tutta la notte. L’ansia, sì. Più che altro erano stati dei rumori in tutta casa. Sì, era decisamente quello. Forse i miei genitori mi stavano preparando qualcosa. Vivevo ancora con loro, ma d’altra parte, i soldi non lo permettevano. Operaio e casalinga non erano lavori da cui potevi ricavare molto. Ancora in pigiama, mi trascinai pesantemente in cucina. Ero stanca, ero emozionata, ero un sacco di cose. L’unica emozione che provai, varcata la porta, fu paura. La casa era vuota.
«Cielo…» mormorai. Rimanevano solo vecchi mobili, i fornelli, un tavolo e una sedia. Uno scaffale che prima conteneva una miriade di oggetti, ora era vuoto. Ancora incapace di comprendere la situazione, mi avvicinai al tavolo. C’era una busta. Sul dietro il mio nome, scritto in nero. “Anna”. La aprii. Una lettera chilometrica. Firmata mamma e papà.
«Cielo» ripetei «Cielo». “Tesoro, non ti spaventare. Io e papà ci siamo trasferiti in un’altra città…”
Mi sentii mancare. Mai, mai avevo provato una situazione del genere. Sentivo che quelle parole erano male. “Non vuoi leggere, tu non lo vuoi…” disse una vocina dentro di me.
Mi hanno offerto un lavoro, che da qui non avrei potuto praticare. Abbiamo venduto tutte le nostre cose… per te, lo sai, faremmo di tutto. Ecco, 2000 euro… per adesso ti possono bastare… Sei maggiorenne ormai, indipendente e intelligente. Riuscirai anche senza di noi. E’ per il tuo bene, devi capirlo. Ti saremmo stati solo d’intralcio. Ora tuo padre ha un nuovo lavoro, e io sto per accettarne uno. Ti manderemo dei soldi, non ti mancherà niente…”
Stavo per scoppiare. Mi tremavano le mani. “Non leggere, non farlo, te ne pentirai, oh sì che te ne pentirai…”
Continuai a leggere. Non ricordo bene cosa c’era scritto, solo un mucchio di scuse. False scuse.
“Guarda dentro la busta. C’è un vecchio ricordo, di un antenato della nostra famiglia. Portalo con te, ti ricorderai di noi…”
Dalla busta cadde a terra un braccialetto. Di corda, logorato dal tempo. Blu e verde, con una lettera, A. In quel momento non riuscii a trattenermi. Esplosi. Rabbia mista a sconcerto uscirono da me. Improvvisamente. Antico dolore represso. Strappai la lettera gridando. La mia voce risuonava nell’abitazione spoglia. Strilli da pazzo. Ecco cos’erano. Ero una pazza. In quel momento non riuscii a piangere. No. La rabbia era troppa, si insinuava dentro di me. Una terribile tentazione che abbracciai al volo, vedendola come unica salvezza. Coriandoli di carta a terra. Distruggendo avrei dimenticato. Dimenticando sarei andata avanti. Il bracciale sul tavolo. In un impeto di rabbia lo presi, per farlo a pezzi. Prendendolo in mano, però, qualcosa di nuovo divenne parte di me. In quel preciso momento, un nuovo sentimento mi fece da padrone. Non riuscivo a descriverlo. Il braccialetto non finì a terra. No. Lo indossai. “Ecco, bravo ragazzo, tienilo su…”.
Bravo… Ragazzo… suonavano strane quelle parole nella mia mente. La rabbia era svanita. Sentivo qualcosa di nuovo. Mi sentivo diversa. Andai in bagno, era tardi. Mi guardai allo specchio, svestita. Vidi una ragazza, magra. Senza curve, praticamente un ragazzo. Il volto dai tratti maschili. Solo i capelli, lunghi, biondi, mi riportavano al mio essere donna. Una forbice. In pochi attimi, immolai i boccoli dorati ad una nuova forza. Inspiegabile. Ora non avevo più motivi per sentirmi Anna. Non con quei capelli. Non con quel corpo. Non con quel… osservai il braccialetto. Non lo tolsi. Non mi ero mai sentita così… così uomo. Una camicia, un paio di jeans, anfibi neri. La cartella grigia in spalla. Mi guardai. Vidi un’altra allo specchio. Anzi, un altro. Però mi sentivo stranamente bene.
Uscii di casa. La porta sbatté. Si riaprì lentamente, in un cigolio. La mia mente intanto, si apriva a qualcosa di nuovo…


Racconto di Chiara

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